Architettura religiosa
Architettura Religiosa
Il patrimonio religioso di Noragugume rappresenta uno dei nuclei più significativi della storia e dell’identità culturale del paese. Le chiese, i loro arredi e le opere d’arte custodite al loro interno raccontano secoli di devozione, trasformazioni architettoniche e vicende comunitarie che hanno modellato il tessuto urbano e spirituale del borgo. Attraverso edifici che spaziano dal gotico-catalano alle forme più moderne del Novecento, si delineano percorsi di fede profondamente radicati nella memoria collettiva, arricchiti da tradizioni popolari, leggende, restauri salvifici e testimonianze artistiche di grande valore. Questo insieme di luoghi sacri non solo documenta l’evoluzione religiosa della comunità, ma costituisce un vero e proprio archivio vivente della sua storia, capace di restituire un’immagine complessa e affascinante del rapporto tra Noragugume e il suo patrimonio spirituale..
Architettura religiosa
Chiesa della Beata Vergine d'ItriaNel cuore del tessuto storico di Noragugume si erge la chiesa della Beata Vergine d’Itria, uno degli edifici religiosi di maggior interesse storico-artistico del centro abitato. Probabilmente completata, come attesta un’iscrizione sull’architrave laterale in trachite rossa, nel 1623. Questo edificio, assieme alle altre due chiese principali, si affaccia sull’antica Pratza ’e Cresias, la "piazza delle chiese".
Costruito in stile gotico-catalano, l’edificio si presenta con una pianta longitudinale a navata unica, priva di transetto, con facciata a profilo rettangolare rivolta a occidente e portale principale ad arco a tutto sesto, anch'esso in trachite rossa. Sul fianco destro si eleva un campanile a vela, elemento ricorrente nell’architettura religiosa rurale sarda.
Un secondo ingresso si apre sul lato meridionale, incastonato in un piccolo loggiato laterale (su muristene). Sopra questa porta, un affresco murale, oggi perduto, riportava i versi iniziali del Canto XXXIII del Paradiso di Dante: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio / umile e alta più che creatura / termine fisso d’etterno consiglio”, in un richiamo evidente al culto mariano della chiesa.
L’interno, articolato lungo la singola navata, è scandito da quattro cappelle laterali, due per lato, che sono state integralmente conservate nei recenti lavori di ristrutturazione. Anche la pavimentazione originaria e le arcate sono state rispettate, garantendo così la continuità storica e cultuale del luogo fino ai nostri giorni.
Procedendo dalla destra dell’ingresso principale, si incontra dapprima un'acquasantiera in pietra datata 1768, seguita dalla cappella di Santa Rita. Accanto, la seconda cappella ospita un retablo ligneo policromo dedicato a San Giovanni
Battista, all’interno del quale è collocata una statua lignea del santo, databile al XVII secolo.
Sul lato sinistro, si trovano la cappella di Sant’Antonio Abate e quella di Santa Lucia, situata in prossimità del presbiterio. Quest’ultima conserva un altro retablo ligneo, insieme a una statua in gesso policromo datata 1932. A lato della cappella è incassata una nicchia votiva contenente una statua di Maria Ausiliatrice, rivolta verso i fedeli.
L’altare maggiore, situato in posizione centrale all’interno dell’abside, è sovrastato da un monumentale retablo ligneo finemente intagliato, che costituisce il fulcro iconografico e devozionale dell’intero edificio sacro. Al centro della struttura si apre una nicchia principale di dimensioni maggiori, destinata ad accogliere la pregiata statua lignea della Vergine d’Itria, realizzata tra il 1600 e il 1650. Vicino a Maria, come da tradizione, lo schiavo liberato e il moro convertito.
Un tempo, dietro la sacra effigie, erano collocati numerosi ex-voto, testimonianze concrete della gratitudine dei fedeli per le grazie ricevute. Questi oggetti devozionali rappresentavano un ponte tra la comunità e la Vergine, un dialogo spirituale che univa richiesta di aiuto e riconoscenza. Con i restauri della chiesa, gli ex-voto sono stati rimossi dalla loro collocazione originaria, ma restano un elemento fondamentale della memoria collettiva.
Ai lati, in due nicchie secondarie simmetriche, trovano posto le statue di Sant’Anna, a sinistra, e di San Giovanni Evangelista, a destra. L’apparato decorativo è ulteriormente impreziosito, nella parte superiore del timpano spezzato, da una pittura raffigurante l’Incoronazione della Vergine, che conclude armonicamente la composizione del retablo.
Tutti i retabli vennero realizzati tra il XVII e il XVIII secolo a opera dei Canopia, scultori e pittori di Aidomaggiore.
Origini leggendarie: secondo una narrazione orale di carattere leggendario, la costruzione della chiesa sarebbe attribuita a una figura femminile consacrata, indicata nella tradizione come “Sa Monza Santa”. Questa religiosa, itinerante in
varie località sarde con un simulacro della Vergine, avrebbe scelto Noragugume come luogo di insediamento, decidendo il sito della futura chiesa lanciando tre arance: là dove fosse caduta la prima, sarebbe sorto l’edificio sacro.
Un elemento di potenziale rilevanza antropologica emerse nel corso dei restauri condotti tra il 1984 e il 1985, durante i quali vennero rinvenute, nei pressi dell’altare, tre sepolture: due sacerdotali e una terza riferibile, per caratteristiche scheletriche e corredo funerario, a una figura femminile religiosa. L’appiattimento rotuleo osservato sullo scheletro fu interpretato come un segno fisico compatibile con la prolungata postura in ginocchio, tipica della pratica devozionale.
Chiesa di San Giovanni Battista
La chiesa di San Giovanni Battista costituisce – insieme al vicino nuraghe – l'unica testimonianza architettonica sopravvissuta alla distruzione del villaggio avvenuta nel 1478, in seguito alla sconfitta del marchese di Oristano, Leonardo Alagon, nella battaglia di Macomer, per mano delle truppe del viceré Carroz.
La sua funzione è attestata con certezza già nella metà del XVI secolo: nel 1550 infatti, risulta essere la chiesa parrocchiale di Noragugume. Questo dato emerge dai registri conservati nell'archivio comunale, che segnalano la visita pastorale compiuta in quell'anno dal vescovo di Alghero, monsignor Pietro Vaguer.
L’edificio presenta dimensioni contenute, con una superficie di circa quaranta metri quadrati, confermandone l’originaria funzione di cappella parrocchiale in un contesto demografico allora molto ridotto. Nel corso del XIX secolo, la chiesa ha subito un significativo cambiamento d’uso: venne infatti inclusa all’interno del perimetro del cimitero comunale, trasformandosi in cappella cimiteriale.
L’unico intervento recente di modifica risale a circa un decennio fa, quando alle due finestrelle originarie furono aggiunti vetri artistici decorati con motivi simbolici: una croce e una spiga di grano, elementi che rimandano rispettivamente al sacrificio di Cristo e al tema della resurrezione.
Chiesa parrocchiale di San Giacomo (Santu Giagu)
L'antica chiesa
La prima chiesa parrocchiale di Noragugume, intitolata a San Giacomo Maggiore, fu verosimilmente edificata nella seconda metà del XVI secolo, nel contesto del progressivo ripopolamento del villaggio, successivo alla distruzione del 1478.
L’edificio sacro si configurava come struttura a navata unica, con accesso principale rivolto a occidente e ingresso secondario sul lato meridionale, in affaccio sull’attuale piazza centrale del paese. Di fianco sorgeva un elegante campanile a vela, noto localmente come Sa Turre, coerente con i canoni architettonici dell’epoca.
L’interno presentava una significativa articolazione liturgica e devozionale:
all’ingresso, il fonte battesimale e l’acquasantiera segnalavano l’impianto rituale di accoglienza. Di fianco si trovava il pulpito, sa trona. Lungo le pareti si sviluppavano diverse cappelle laterali, tra cui quella dedicata a Sant’Antonio Abate e San Francesco d’Assisi, nonché la cappella del Rosario, arricchita da un altarino e dalla statua della Madonna del Rosario, affiancata da immagini di Santa Lucia e del Bambino Gesù. Pochi metri più avanti, invece, la cappella ell’Assunta e tre nicchie ospitanti le statue della Maddalena, della Madonna di Gonare e di Sant’Isidoro, come ricordato dalla memoria orale degli anziani. L’altare maggiore era dominato da un retablo ligneo contenente le statue di San Giacomo Maggiore, titolare e patrono, affiancato da San Giacomo Minore e San Filippo, co-patroni del villaggio, come attestano anche i gosos a loro dedicati.
La nuova chiesa
Nel 1959, a causa del grave deterioramento strutturale dell’edificio originario, la vecchia chiesa parrocchiale venne demolita; in breve tempo fu realizzata una nuova costruzione secondo un differente impianto architettonico. L’edificio attuale si presenta come un’opera dalla massa compatta, priva di particolari ornamenti, che si discosta notevolmente dallo stile gotico-catalano che caratterizza le adiacenti chiese seicentesche. Nonostante tale contrasto formale, la nuova chiesa mantiene una centralità spaziale nella piazza, storicamente definita Pratza 'e Cresias per la presenza dei tre edifici sacri in stretta prossimità.
L’interno della chiesa, sebbene caratterizzato da una sobrietà generale, presenta numerosi elementi decorativi e simbolici di rilievo che arricchiscono il contesto liturgico. La moderna struttura è dominata da una grande croce posta sopra l’altare maggiore ed è arricchita da numerose opere scultoree, progressivamente integrate nel corso del tempo. È presente infatti la statua lignea del patrono San Giacomo il Maggiore, la quale, dopo un restauro finanziato decenni fa dal poeta locale Giuseppe Lorenzo Fois, è stata nuovamente ricollocata al centro dell’altare in occasione della Santa Pasqua del 2021.
Oltre alla statua del patrono, si trovano quelle dedicate alla Madonna del Rosario, a San Giuseppe e a Sant’Isidoro, nonché una statuetta lignea di Nostra Signora de Mesaustu.
Particolare rilievo assumono la statuetta attribuita allo scultore sardo FrancescoCiusa, raffigurante Nostra Signora de Gonare, ed il celebre dipinto denominato Su Cuadru de Sas Animas, testimonianza significativa della ricca tradizione artistica e spirituale del luogo.
La Fanciulla di Noragugume
All’interno della chiesa parrocchiale di Noragugume, ai piedi dell’altare maggiore, è conservata una pregevole scultura lignea nota come La Fanciulla di Noragugume.
L’opera, di piccole dimensioni (meno di 30 cm di lunghezza e 10 cm di altezza), è custodita in una teca che ne esalta delicatezza e intensità espressiva. La figura ritrae una giovane donna distesa su un piano finemente decorato con motivi ispirati alla tradizione artigianale sarda. Il suo abbigliamento, fedele al costume tipico locale, include una gonna plissettata, un corpetto aderente, una camicia bianca e una cuffia annodata sotto il mento da un fiocco rosso.
Per anni, la statuina è rimasta in secondo piano, nota alla comunità locale con il nome affettuoso di S'Assuntedda, poiché ritenuta una rappresentazione della Madonna dormiente dell'Assunta.
Solo nel 2010, l’opera è stata riscoperta e riconosciuta nel suo valore artistico e simbolico: lo storico dell'arte Roberto Concas, oltre a identificarne il carattere funerario - riconoscendo nella base non un letto bensì un catafalco - ha attribuito la "Fanciulla" a una fase giovanile del celebre scultore nuorese Francesco Ciusa, presumibilmente eseguita su incarico di un agiato committente locale. L’impianto iconografico richiama, in chiave sarda e intima, il celebre monumento funebre di Ilaria del Carretto scolpito da Jacopo della Quercia agli inizi del Quattrocento, a dimostrazione della raffinatezza culturale che l’opera incarna pur nella sua apparente semplicità.
I l dipinto 'Su Cuadru de Sas Animas'
Il dipinto raffigurante la Madonna del Carmelo con le Anime Purganti, noto nella tradizione orale come Su Cuadru de Sas Animas, costituisce un altro rilevante documento della pietà popolare noragugumese. La tela, risalente probabilmente al XVII-XVIII secolo, era originariamente collocata nella parrocchiale di San Giacomo. Quando nel 1959 la chiesa fu demolita, il dipinto rischiò la distruzione, venendo accantonato tra i materiali di risulta. Solo l’intervento tempestivo di alcune consorelle della Confraternita di Santa Croce ne impedì la dispersione, le quali, venute a conoscenza del pericolo, trasferirono l'opera nella chiesa di San Giovanni Battista, all’interno del cimitero.
La presenza, nella struttura originaria, di una cappella dedicata alla Madonna del Rosario e del celebre dipinto raffigurante la Madonna del Carmelo costituisce un chiaro indice del profondo radicamento della devozione mariana a Noragugume, attestata sin dal XVII-XVIII secolo.
Un’ulteriore conferma di questo legame devozionale è rinvenibile nei gosos mariani locali, contenuti nel Manoscritto di Noragugume, tra i documenti più antichi della comunità. Tra questi spicca il testo intitolato Ad honorem B. M. V. Montis Carmel, datato al sedici luglio, testimonianza tangibile dell’importanza attribuita alla Vergine del Carmelo.
Il restauro conservativo, conclusosi nel 2021, insieme al riposizionamento del dipinto nella chiesa principale del paese, ha restituito leggibilità e dignità a un manufatto di notevole valore devozionale. Su Cuadru de Sas Animas rappresentasenza dubbio uno dei simboli più significativi della comunità di Noragugume e della sua identità culturale. Le storie e le devozioni legate a questa immagine testimoniano la profonda cura con cui il paese ha sempre custodito e valorizzato il proprio patrimonio, sia materiale che immateriale, rendendolo un elemento distintivo e prezioso del proprio territorio.
Chiesa di Santa Croce (Santa Rughe)
La chiesa di Santa Croce – in sardo Santa Rughe – rappresenta una delle testimonianze architettoniche più antiche e significative del centro storico di Noragugume. L’edificio, realizzato secondo i canoni del gotico-catalano, risale con ogni probabilità alla seconda metà del XVI secolo, come attestato da un’iscrizione incisa sull’architrave della porta laterale, che ne fissa il completamento al 1593. La chiesa sorge a poche decine di metri dalla parrocchiale di San Giacomo, con la quale condivide una stretta relazione urbanistica e liturgica.
L’impianto architettonico è a navata unica, privo di cappelle laterali, ma collegato direttamente a un vano adibito a sacrestia. Qui sono custoditi arredi sacri, paramenti liturgici e la grande croce lignea utilizzata da secoli per la cerimonia del s’Iscravamentu, rito centrale della Settimana Santa locale. L’esterno si distingue per la presenza di decorazioni in trachite rossa finemente lavorata, mentre all’interno si conservano alcune sculture lignee policrome di pregevole fattura.
Nel corso del tempo, l’edificio ha attraversato fasi di degrado strutturale. Come già accaduto per la vecchia parrocchiale di San Giacomo, anche Santa Rughe fu dichiarata inagibile dalle autorità civili competenti a causa delle precarie condizioni statiche del tetto. Tuttavia, la comunità locale, guidata dall'allora priore della confraternita di Santa Croce, Adamo Fois, si mobilitò per evitare la demolizione dell’antica chiesa. Fu avviata una raccolta fondi popolare, autorizzata dalla Questura di Nuoro, alla quale contribuirono numerosi cittadini, offrendo non solo risorse economiche, ma anche manodopera volontaria.
Gli interventi effettuati — tra cui il rifacimento della copertura lignea, il ripristino degli intonaci e la nuova pavimentazione — hanno consentito il pieno recupero dell’edificio. Grazie allo sforzo collettivo della popolazione, Santa Croce è oggi ancora fruibile e continua a essere uno dei luoghi simbolo dell’identità religiosa e ulturale di Noragugume: una chiesa del 1593 restituita alla comunità non solo come spazio liturgico, ma come eredità storica condivisa.

