Identità fondative celebrate
TRADIZIONI E FESTIVITÀ
Le festività tradizionali rappresentano un elemento fondante della cultura di Noragugume, contribuendo in modo significativo alla definizione dell’identità collettiva e alla trasmissione dei valori condivisi. Fino a qualche decennio fa, il ritmo dell’anno era segnato da un ricco calendario di celebrazioni, in particolare religiose, che coinvolgevano attivamente tutta la comunità. Sebbene oggi il numero di ricorrenze sia diminuito rispetto al passato, molte di esse continuano a essere vissute con grande partecipazione, mantenendo viva la memoria storica e culturale del paese. Tali occasioni non sono semplici eventi, ma espressioni autentiche di una tradizione radicata, capace di unire generazioni diverse nel segno della continuità. Nel valorizzare questo patrimonio immateriale, il Comune di Noragugume – insieme alla parrocchia – promuove non solo la conoscenza delle proprie radici, ma anche una visione dinamica della tradizione, intesa come risorsa viva, capace di dialogare con il presente.
Periodo quaresimale
Durante la Quaresima le statue vengono velate con teli viola e le chiese restano prive di fiori.
Si preparano sos nenneres, germogli di grano destinati al Santo Sepolcro del Giovedì Santo.
Le prioresse vestono la Madonna con abiti neri e compiono atti devozionali a piedi nudi davanti alla Madonna Addolorata.
Domenica delle Palme
Nei giorni precedenti, la comunità prepara palme intrecciate e mazzetti d’ulivo.
Il giorno della festa, il parroco benedice palme e ulivi nella chiesa di Santa Rughe e guida la processione verso la parrocchiale per la Messa solenne.
Mercoledì Santo
Si allestisce il sepolcro di Cristo in una cappella laterale, separata da un velo bianco.
Un tempo l’allestimento seguiva una precisa simbologia numerica con dodici candele, dodici vasi di fiori, dodici lampade e dodici piatti di nenneres.
Giovedì Santo – rito de s’Incravamentu
La giornata inizia con la lavanda dei piedi dei dodici confratelli e con la Messa in Cena Domini.
L’Eucaristia viene poi deposta nel sepolcro e vegliata tutta la notte.
In passato, il silenzio delle campane era sostituito da sa matracula e dalle raganelle.
Nel pomeriggio si svolge il rito de s’Incravamentu, che rievoca la crocifissione attraverso una cerimonia solenne con confratelli e simboli della Passione.
Venerdì Santo – rito de s’Iscravamentu
Il Venerdì Santo è dedicato alla deposizione del Cristo dalla croce.
Anticamente il rito si apriva con un dialogo rituale in sardo.
I confratelli rimuovono chiodi e corona, li mostrano ai fedeli e depongono la statua, poi presentata alla Madonna e portata in processione.
Domenica di Pasqua – s’Incontru
Due cortei partono da chiese diverse: uno con il Cristo Risorto, l’altro con la Madonna velata.
Durante tre soste rituali il velo nero viene progressivamente rimosso.
L’incontro finale tra i due simulacri simboleggia il passaggio dal lutto alla gioia e celebra la Resurrezione.
Pentecoste – Sa Festa della Beata Vergine d'Itria
Sa Festa de Nostra Signora Itiri, celebrata dalla domenica di Pentecoste al martedì successivo, è la ricorrenza più importante per la comunità. Con oltre quattro secoli di storia, unisce fede, memoria collettiva, tradizione equestre e identità culturale. Il culto della Madonna d’Itria, di origine bizantina, si diffuse in Sardegna dal XVII secolo. A Noragugume la devozione è legata alla tradizione secondo cui la Vergine avrebbe liberato il paese dalla peste. La festa è anche occasione di ritorno per molti emigrati.
La novena
I festeggiamenti iniziano con la novena, un tempo molto partecipata anche da fedeli dei paesi vicini. Donne devote raggiungevano la chiesa a piedi dopo lunghi cammini, trovando ospitalità nel portico o nelle antiche muristenses.
La vestizione della Madonna
Momento centrale è la vestizione della statua, che viene fatta scendere dalla nicchia solo due volte l’anno. La prioressa e le sotto-prioresse la rivestono privatamente con l’abito cerimoniale ricamato e adornato da gioielli donati dai fedeli.
Il lunedì: consegna delle bandiere e prima Ardia
Il lunedì pomeriggio, dopo i vespri, gli spari annunciano l’inizio dei riti pubblici. I cavalieri si radunano in piazza e la prioressa consegna le tre bandiere al capocorsa e alle sue scorte. Dopo la benedizione, i cavalieri percorrono il paese e, nel tratto finale, si lanciano al galoppo aprendo ufficialmente S’Ardia. Davanti alla chiesa compiono tre giri rituali, ripetuti due volte, prima di restituire le bandiere.
Il martedì: solennità liturgica e Ardia finale
Il martedì si apre con la Messa solenne e la processione principale. Il capocorsa guida i cavalieri, che difendono simbolicamente la testa del corteo. Seguono i confratelli con la Madonna d’Itria, il sacerdote con i chierichetti e le ex prioresse con la comunità. Nel largo di Sant’Antonio si svolge la corsa finale, tra spari e grande partecipazione. La giornata si conclude con le pariglie, esibizioni equestri nelle vie principali.
S’Ardia: devozione e balentia
L’Ardia affonda le radici nel periodo bizantino, quando i limitanei, soldati a cavallo, sorvegliavano le vie interne dell’isola. Da questa funzione di protezione deriva il termine Ardia. A Noragugume la corsa è un rito di fede e appartenenza: i cavalieri procedono al passo e solo nel tratto finale si lanciano al galoppo, mettendo alla prova abilità e coraggio. L’usanza attuale richiama antiche sfide tra rioni per conquistare il drappo della Vergine.
Le sere della festa
Ogni sera, dalla domenica al martedì, la piazza si anima con balli tradizionali, cantu a chiterra e poesia improvvisata in limba sarda, creando un clima di festa e spiritualità condivisa.
Tradizione gastronomica
La festa è accompagnata da una ricca tradizione culinaria: sa simbula pintada, pane decorato cotto nel forno a legna, pasta fresca e ravioli. Il piatto principale del martedì è s’arbeghe a budhu, pecora bollita con patate e cipolle, consumata in un pranzo conviviale che riunisce famiglie e ospiti.
25 luglio – San Giacomo, patrono di Noragugume
San Giacomo il Maggiore è il patrono di Noragugume e la sua festa, celebrata il 25 luglio, è uno degli eventi religiosi e civili più sentiti del paese. La devozione, attestata dal XVII secolo, si è mantenuta viva attraverso pratiche liturgiche e rituali popolari che coinvolgono ancora oggi l’intera comunità.
Le origini iberiche della devozione
La venerazione per San Giacomo in Sardegna si diffuse durante la dominazione iberica, quando molti santi della tradizione spagnola entrarono nel calendario liturgico isolano. Chiese, toponimi e feste dedicate al santo testimoniano la diffusione del culto in numerosi centri dell’isola.
I riti della vigilia
La vigilia della festa si apre con una solenne processione che percorre le vie del paese. Il corteo è guidato dai cavalieri, seguiti da consorelle, confratelli con sa ghia e la statua del santo, quindi dal sacerdote e dai fedeli. Un tempo, lungo il percorso, venivano cantati i misteri del Rosario in lingua sarda.
Il giorno della festa
Il 25 luglio è caratterizzato dalle corse rituali dei cavalieri attorno alla chiesa parrocchiale, simbolo di devozione e tradizione. A differenza della festa della Madonna d’Itria, non si svolgono pariglie. Nel pomeriggio la piazza si anima con balli sardi e musica di fisarmonica, creando un clima festoso che unisce fede e socialità.
Noragugume e il Cammino di Santu Jacu
Dal 2007 Noragugume fa parte del Cammino di Santu Jacu, itinerario che richiama i pellegrinaggi verso Santiago de Compostela e valorizza i luoghi della devozione giacobea in Sardegna. La chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo rende il paese una tappa significativa per pellegrini e visitatori, offrendo un’esperienza di fede, storia e tradizione.
Su Izzadorzu
Ogni anno, la terza domenica di ottobre, Noragugume celebra Su Izzadorzu, festa dedicata alla Vergine d’Itria e caratterizzata da una profonda devozione popolare. Il nome, che significa “la veglia dell’orzo”, richiama l’antica notte di preghiera legata al ringraziamento per il raccolto e anticipa la festa maggiore della Madonna, celebrata dopo Pentecoste. In questa occasione avviene anche il passaggio di consegne tra la prioressa uscente e quella entrante, simbolo di continuità e trasmissione delle tradizioni religiose.
La veglia del sabato
La celebrazione inizia il sabato sera con i vespri nella chiesa di Nostra Signora. Segue il suggestivo rito de su rosarieddu e sos inghírios de su Izzadorzu, un rosario cantato in lingua sarda. I fedeli, con una candela accesa, seguono il sacerdote e la statuina della Madonna in tre giri attorno alla chiesa, intervallati da momenti di silenzio e preghiera.
Domenica: su rediamentu e la processione de sos izzadorzos
La domenica mattina, durante la Messa, si svolge il rito di successione delle nuove prioresse e sottoprioresse. Il momento centrale è su rediamentu, il giuramento con cui esse accettano l’incarico di custodire e tramandare i rituali del culto mariano. Segue la processione con la statua della Vergine, accompagnata dai cavalieri. Nel pomeriggio si tiene la processione de sos izzadorzos, durante la quale i fedeli compiono giri attorno alla chiesa portando la statuina della Madonna, accompagnati da antichi canti in sardo.
Il rito del saluto alla Madonna
Tra i momenti più significativi vi è il rito del saluto alla Madonna d’Itria, celebrato sia dopo Sa Festa sia dopo Su Izzadorzu. Prima che la statua venga riposta nella nicchia, le ex prioresse si avvicinano alla portantina per un breve momento di raccoglimento e il segno della croce, gesto che esprime continuità, devozione e appartenenza comunitaria.
La vestizione della Madonna
La statua viene calata dalla nicchia solo due volte l’anno per essere vestita. La prioressa e le sottoprioresse provvedono alla vestizione con grande cura: la Madonna viene spogliata dell’abito quotidiano e rivestita con gli abiti solenni, arricchiti dai gioielli donati dai fedeli nel corso del tempo.
Una festa del passato: il culto di San Giovanni Battista e il rito del comparatico
Il 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, era una delle ricorrenze religiose e popolari più importanti per Noragugume. Le sue origini risalgono ai primi secoli della cristianizzazione del territorio. La chiesa un tempo dedicata al santo, oggi inglobata nel cimitero, era l’antica parrocchiale del villaggio medievale di Nura, nucleo originario dell’attuale paese.
Le liturgie del 24 giugno: fede e devozione popolare
La giornata iniziava con un gesto simbolico: i contadini offrivano covoni di grano nella chiesa di Nostra Signora, deponendoli su sos setzidorzos per finanziare le celebrazioni dell’anno successivo. Tutte le funzioni si svolgevano eccezionalmente nella stessa chiesa, che conserva ancora una cappella dedicata a San Giovanni. Dopo la Messa mattutina, una processione solenne percorreva le vie del paese, guidata dalla confraternita di Santa Rughe con la statua del santo, seguita dall’esecuzione dei gosos in suo onore.
I rituali comunitari del pomeriggio e della sera
Nel pomeriggio i più giovani si esibivano in una piccola “ardia” simbolica a dorso di asinelli, rievocando in forma giocosa la tradizione pastorale. Prima dei balli serali, si svolgeva un momento molto sentito: coppie di giovani entravano nella cappella del santo per recitare il Rosario. Al termine avveniva il rito del comparatico, con cui si diventava comares o compares de Santu Giuanne. Tenendosi per il mignolo, i partecipanti pronunciavano un giuramento che sanciva un vincolo spirituale profondo e duraturo, fondato sulla fede condivisa e sulla devozione al santo.

