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Nel contesto socio-culturale di Noragugume, piccolo centro del Marghine, l’uso quotidiano dell’abbigliamento tradizionale è progressivamente scomparso nel corso del XX secolo. Tuttavia, un significativo tentativo di recupero e valorizzazione della memoria tessile locale si è concretizzato nei primi anni Ottanta, in occasione della fondazione del gruppo folklorico “Nostra Signora d’Itria”, attivo per circa un decennio. In tale ambito, alcuni membri del gruppo promossero una ricerca etnografica rivolta agli anziani del paese, con l’intento di documentare le fogge originarie degli abiti e procedere alla loro ricostruzione sartoriale. Dal punto di vista tipologico, i costumi tradizionali di Noragugume si inseriscono coerentemente nel quadro degli abiti storici diffusi nell’area del Marghine, condividendone stile, tessuti e articolazione formale.

Abbigliamento femminile

Sulla testa venivano sovrapposti due copricapi distinti: su muccadore, un fazzoletto in seta operata di colore giallo, annodato lateralmente sotto il mento e un secondo quadrato in cotone marrone stampato, posato sul capo senza essere legato.
Il bustoera rivestito da sa camisa, camicia bianca in cotone caratterizzata da fitte pieghe decorative sul petto, e da su corittu, un corpetto – solitamente in velluto nero – ornato da ricami floreali policromi, chiuso sul davanti con un nastro rosso.
La parte inferiore del corpo era coperta da sa unnedda, una gonna lunga in tibet nero, completamente plissettata, a cui si aggiungeva sa farda, un grembiule in raso nero decorato da motivi floreali blu. Completava l’insieme su zippone, una giacchina corta anch’essa in tessuto tibet nero.

Abbigliamento maschile

Il costume maschile presenta un’architettura tessile complessa, nella quale domina l’impiego dell’orbace, materiale tradizionalmente associato alla produzione di abiti da lavoro e da cerimonia.
Sul capo si indossava sa berritta, copricapo tubolare in panno nero, che scende lateralmente su una spalla. Seguono la camicia bianca in cotone, un corpetto in velluto nero a doppio petto, e un gilet marrone realizzato in pelle di vitello. I pantaloni bianchi in lino venivano infilati all’interno delle ghette in orbace nero, e completati da sas ragas, un gonnellino – anch’esso in orbace – lungo fino a metà coscia e riccamente plissettato.

Fino alla metà degli anni Sessanta si potevano ancora osservare uomini che indossavano gran parte dell’abbigliamento tradizionale, sebbene alcuni elementi, come i pantaloni di lino e il gonnellino, venissero sostituiti con modelli più contemporanei.

Proprio grazie alla robustezza e alla praticità dell’orbace, il costume maschile ha quindi mantenuto una maggiore continuità d'uso rispetto a quello femminile.